27. Il sostanziale fallimento delle crociate.

   Da: J. Le Goff, Il Basso Medioevo, Feltrinelli, Milano, 1967

 Ormai il tono celebrativo con il quale molti storici hanno
esaltato le crociate  da considerarsi superato. In queste pagine
lo studioso francese Jacques Le Goff fornisce uno stringato, ma
convincente elenco degli obiettivi falliti dal movimento crociato:
la riconquista del Santo Sepolcro, l'aiuto promesso, e mai dato,
all'impero bizantino, l'unit della cristianit contro gli
infedeli. Anche le vantate conseguenze culturali ed economiche,
che le crociate avrebbero prodotto, come la diffusione in Europa
della cultura araba e i profitti commerciali delle repubbliche
marinare, sono in effetti illusorie: il sapere orientale penetr
in Occidente attraverso pacifici scambi, mentre i mercanti
italiani da tempo frequentavano i pi importanti scali del Medio
Oriente, come Costantinopoli ed Alessandria.


   Dei tre scopi, dichiarati o inconsci, che i promotori delle
Crociate e i crociati stessi si proponevano, non ne fu raggiunto
neppure uno.
   Il fine primo ed essenziale era la conquista dei Luoghi Santi,
di Gerusalemme. Tale conquista non solo dur meno d'un secolo, ma
rinfocol passioni religiose che per molto tempo rimisero in causa
la vera tradizione del pellegrinaggio. Di fronte alla conquista
latina, i Turchi ritrovarono il fanatismo musulmano della gihd,
la guerra santa.
   E non basta. La crociata provoc in Occidente e lungo tutta la
strada percorsa dai crociati l'insorgere di un antisemitismo
virulento e genocida che contribu a porre fine alla tolleranza di
cui fin allora i cristiani avevano generalmente dato prova nei
confronti degli Ebrei. Infine i Latini scoprirono con sorpresa
scandalizzata l'importanza delle comunit cristiane non cattoliche
di Siria e Palestina. Le comunit cristiane greche, armene o
siriache furono ben presto oggetto di persecuzione da parte dei
Latini, a cominciare da Boemondo d'Antiochia [Boemondo
d'Altavilla, principe d'Antiochia dal 1098 al 1111]; non furono
incoraggiate a dare man forte ai Latini per resistere alle
riconquiste musulmane e conservarono nei riguardi dei cattolici
durevoli rancori.
   Secondo scopo era venire in aiuto dei Bizantini, anche
indirettamente. Invece ciascuna delle tre prime Crociate acu
l'ostilit fra Greci e Latini al punto che la quarta doveva
concludersi con la sanguinosa presa di Costantinopoli ad opera
degli occidentali.
   Terzo scopo era unire la Cristianit contro gli infedeli,
purgarla dei suoi peccati e dei suoi peccatori con la grande
penitenza del passaggio oltre mare. Anche qui, nella promiscuit
delle spedizioni comuni, le rivalit non fecero che inasprirsi.
Rivalit personali fra i capi dei crociati, rivalit nazionali tra
Tedeschi e Francesi, Inglesi e Francesi. Rivalit sociali fra
ecclesiastici e laici, che eliminavano dall'esercizio del potere
il clero, in uno stato sorto in seguito all'appello della Chiesa e
per la restaurazione di una Gerusalemme cristiana; fra cavalieri e
poveri, questi ultimi votati al massacro, esclusi dalla divisione
del bottino, ispiranti ai baroni un'esasperazione che quelli
portavano con s in Occidente, mentre i disgraziati tornati sani e
salvi dalla Terra Santa ne riportavano un odio pi forte che mai
contro i potenti e i ricchi. Infine, rivalit fra i crociati
occidentali, nuovi venuti, e i Latini orientalizzati, i  poulains
 [discendenti da unioni fra cristiani occidentali e donne
cristiane siriache e armene]. [...].
   Accanto alle illusioni dei crociati dobbiamo mettere quelle
degli storici occidentali moderni. Per la maggioranza di loro le
Crociate ebbero un'influenza considerevole e, tutto sommato,
benefica, sullo sviluppo dell'Occidente, nel campo culturale come
in quello economico.
   La prima illusione riguarda le conseguenze culturali delle
Crociate. Senza dubbio i rapporti fra cristiani e musulmani in
Terra Santa portarono in molti casi a un'acclimatazione, a
un'acculturazione che fece la meraviglia degli uni e lo
scandalizzato stupore degli altri. [...].
   Tuttavia, se nella vita quotidiana v' adattamento reciproco,
le due comunit conservano le loro tradizioni, la loro mentalit,
il loro comportamento. Gli scambi culturali sono quasi
inesistenti. I Latini, ancora barbari, hanno poco da dare ai
musulmani; in compenso, fieri delle loro abitudini, attenti a non
lasciarsi corrompere, portano con s in Terra Santa un pezzetto
d'Occidente. Le istituzioni del regno latino di Gerusalemme e dei
principati cristiani sono quelle del feudalesimo occidentale.
[...].
   I vantaggi culturali che l'Occidente desume dai suoi contatti
con l'Oriente nel secolo undicesimo e nel dodicesimo non vengono
da quel fronte di combattimenti sterili e di comunit chiuse in se
stesse che  stata la Terra Santa latina. La scienza greco-araba,
le tecniche orientali, tutto ci viene da fronti di contatto pi
profondi, dalla Spagna dove la fusione islamico-cristiana prevale
sui conflitti della Reconquista, dalla Sicilia, luogo d'incontro
di civilt diverse, da Bisanzio e, in Oriente e nel Magreb, da
scambi pacifici che continuano al di fuori della zona degli
scontri militari.
   Per quanto riguarda l'aspetto economico,  certamente illusione
quella degli storici convinti che l'Occidente, in ogni caso
l'Occidente mercantile - cio soprattutto le citt italiane - si
sia arricchito con le Crociate e in Terra Santa. La Siria e la
Palestina non sono pi il punto d'arrivo di strade commerciali
importanti, perch la conquista turca ha disorganizzato le vie
carovaniere terminanti in Terra Santa. A Bisanzio, ad Alessandria,
nel Magreb i mercanti cristiani del tempo delle Crociate fanno i
migliori affari. E' vero che Genova, Pisa, Venezia, dapprincipio
dubbiose e ostili nei confronti di operazioni militari che
turbavano pi di quanto non favorissero la loro nascente attivit
commerciale, alla fine hanno tratto partito dalle occasioni di
arricchirsi offerte loro dalla crociata. Ma pi che dal commercio
che svolgono nei loro quartieri delle citt latine di Palestina, e
che consiste soltanto in scambi a livello locale o di raggio assai
ristretto, esse guadagnano sui crociati stessi, ai quali
forniscono navi, vettovaglie, i prestiti in denaro di cui hanno
bisogno. Se le Crociate hanno arricchito l'Occidente, l'hanno
fatto a spese dei crociati.
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